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Fotografia e VEDO

Un’impresa sono le persone

Un logo dice cosa si vende, un volto dice chi lo fa. Da questa differenza è nato VEDO.

Giuseppe Irranca fotografa con una Leica, in bianco e nero

2 min

Quando mi chiedono di VEDO comincio quasi sempre da una cosa che sembra lontana: dai ritratti. Fotografo volti in bianco e nero da tanti anni, e a un certo punto mi sono accorto che quello che facevo con le persone lo si poteva fare anche con le imprese. Un’impresa, a guardarla da vicino, non è un marchio e non è un bilancio. È un insieme di persone che ogni mattina decidono di tenere in piedi qualcosa.

Un logo dice che cosa si vende. Un volto dice chi lo fa, e perché lo fa in quel modo e non in un altro. Chi guida un’impresa lo sa, ma raramente lo racconta: preferisce parlare di prodotti, di numeri, di certificazioni, che sono cose vere e anche più facili da mostrare. Le mani che hanno cominciato, le scelte difficili, la sera in cui si stava per mollare restano fuori dalla fotografia, e sono la parte che più somiglia all’impresa.

VEDO è nata da questa idea, insieme ad Andrea Masala. Non mi interessa la comunicazione patinata, perfetta e uguale a tutte le altre. Un’immagine troppo liscia convince per un secondo, poi si dimentica. Credo che ci si ricordi di ciò che somiglia alla realtà, anche con le sue ombre, e che un’impresa possa permettersi di essere guardata così, perché la sua forza sta lì.

C’è poi una questione di memoria che mi sta a cuore. Un’impresa passa da una generazione all’altra, cambia sede, cambia macchine, cambia strategia, e quasi sempre perde i volti. Dopo qualche decennio nessuno ricorda com’era il fondatore quando aveva trent’anni, o chi c’era accanto a lui. Fissare quei volti oggi, con cura, significa consegnare a chi verrà una storia che altrimenti si perderebbe.

Per questo mi piace che il lavoro finisca in un libro stampato. Un oggetto che si tiene in mano, che resta in un ufficio e che qualcuno sfoglierà tra vent’anni, quando i social saranno un ricordo e di molte pagine web non si troverà più traccia. La carta ha un tempo suo, più lento, e dà alle persone che ritrae la dignità di restare.

Quando fotografo qualcuno per VEDO ritrovo ciò che dicevo del ritratto: l’immagine finita parla anche di chi la guarda. Un cliente, un dipendente, un figlio che prende il posto del padre, davanti a quei volti riconosce qualcosa di sé e del posto in cui lavora. È un racconto che non si può finire da soli, e per questo vale la pena cominciarlo.

Giuseppe Irranca

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